Tra i minerali più importanti del nostro organismo troviamo il ferro, il quale è chiamato a svolgere una funzione essenziale. Si occupa infatti della produzione dell’emoglobina, vale a dire della proteina che prende l’ossigeno dai polmoni e che attraverso le arterie lo trasporta in tutto il corpo, o meglio in tutte le cellule del nostro organismo. Inoltre, il ferro partecipa alla produzione di un’altra proteina, la mioglobina, che si occupa invece di fissare l’ossigeno all’interno dei muscoli, ed ancora, contribuisce a migliorare il funzionamento di tanti altri enzimi e proteine. Quest’ultima tipologia di ferro rappresenta il 25% circa del ferro presente nell’organismo ed è noto come ferro non eme, nome scelto per distinguerlo da quello eme, che è invece quello legato all’emoglobina e che è presente nel restante 75%.
Si evince quindi che per funzionare correttamente il nostro sistema immunitario ha veramente un grande bisogno di ferro, che può assimilare attraverso l’alimentazione in quanto non è in grado di produrlo da solo. Dalla nascita fino alla fine dei nostri giorni necessitiamo di un fabbisogno quotidiano di ferro, la cui quantità varia in base all’età, al sesso e ad altre situazioni temporanee. In particolare, durante la gravidanza, l’allattamento e durante i primi anni di vita dei bambini il valore di riferimento aumenta. Negli altri casi si stimano circa 18 mg al giorno per le donne in età fertile e circa 10 mg al giorno per gli uomini e le donne in menopausa. Ecco che è consigliabile adattare la propria dieta in funzione di quanto abbiamo appena visto.
Quali sono gli alimenti ricchi di ferro
Dal momento in cui l’organismo riceve il ferro dall’alimentazione, è opportuno conoscere i cibi che ne sono ricchi. Stiamo parlando della carne, soprattutto quella rossa e soprattutto le interiora, come il fegato per esempio, ma anche il pesce, i legumi, i cereali, la verdura a foglia verde e il cioccolato fondente.
Due cose molto importanti da tenere sempre a mente riguardano l’assorbimento del ferro e la sua espulsione, sarebbero cioè da preferire gli alimenti di natura animale contenenti ferro in quanto consentono un assorbimento più rapido rispetto agli alimenti di origine vegetale; per sottolineare poi l’importanza di inserire gli alimenti visti finora nei propri pasti quotidiani, rendiamo noto che attraverso la minzione, la defecazione, ma anche semplicemente il sudore o l’esfoliazione delle cellule cutanee morte, disperdiamo ferro. Per questo è necessario reintegrarlo sempre.
Come riconoscere la carenza di ferro
Molteplici sono i sintomi legati alla carenza di ferro, che nella maggior parte dei casi si manifesta come un perdurante senso di stanchezza e di affaticamento, anche svolgendo attività già note e che in precedenza non facevano provare fatica. Altresì molto comuni sono il pallore, l’affanno, il respiro accelerato, la tachicardia, la difficoltà a dormire, a concentrarsi o ricordarsi le cose, la fragilità delle unghie e la caduta dei capelli.
Tutti questi sintomi vanno intesi come campanelli d’allarme, soprattutto se la loro frequenza passa da essere sporadica a quotidiana. Quando il proprio stato di salute si altera non occorre fare autodiagnosi, occorre sottoporsi ad un controllo medico per avere un riscontro riguardo ciò che sta succedendo. Se la carenza di ferro si protrae a lungo può tramutarsi in anemia, in particolare in anemia sideropenica, condizione che ha una gravità tutt’altro che trascurabile perché significa che i polmoni stanno assorbendo sempre meno ossigeno e tutto l’organismo è in difficoltà.
Quali sono le cause della carenza di ferro
Conoscere le cause del deficit dei livelli normali di ferro è importante per capire come intervenire, cosa che verrà indicata dal proprio medico curante.
Se il motivo è di natura alimentare, sicuramente la terapia sarà data dall’assunzione di integratori specifici per il ferro, oltre che da una dieta ad alto contenuto di ferro. A tal proposito, è utile sapere che sì vanno favoriti gli alimenti visti in precedenza, ma è doveroso limitarne altri, come quelli che contengono fosfati e polifosfati in quanto comportano una notevole riduzione dell’assorbimento del ferro. In poche parole, sono controproducenti in un regime alimentare atto ad innalzare i valori del sangue.
Gli integratori potrebbero altresì essere consigliati al termine di una lunga terapia antibiotica o antinfiammatoria, ma anche se si soffre di un flusso mestruale particolarmente abbondante. Il sanguinamento è infatti un’altra causa della carenza di ferro, quindi vanno tenute sotto controllo le emorragie, che possono essere anche interne e diagnosticabili solamente dietro accertamenti medici.
